Il viaggio come esperienza di vita, il cibo come energia per la propria anima, e il corpo come luogo divino a cui dare gioia e benessere...

1.10.09

India: Viaggio in Rajastaan. Prima puntata

Fino a pochi anni fa non avrei mai pensato di avventurarmi in un viaggio in una terra così unica, speciale e paradossale come l’ India. Il destino della vita mi ha portato nel cammino della terra spirituale per eccellenza o per lo meno ciò che di quel mondo così unico ne è rimasto. Un solo viaggio in India è come l’aperitivo in un lungo banchetto: ti serve per capire se la ami o se la odi, perché così è, non esiste la via di mezzo. Sento di averne sentito il sapore di questa terra così caotica ma armonica e dai mille colori su uno sfondo grigio. Il nostro viaggio è iniziato da Delhi, siamo arrivati il 10 di agosto al mattino presto con un volo abbastanza confortevole dell’ Airindia: se non altro per chi è vegetariano come me il cibo sulla compagnia indiana è favoloso e soprattutto rispettoso delle scelte alimentari. Il nostro autista, trovato attraverso internet dall’ Italia con una piccola agenzia indiana, era lì pronto ad aspettarci e ci avrebbe accompagnato nel giro di due settimane per il Rajastaan, la regione a est di Delhi che arriva fino al confine con Pakista: Pal questo il nome del nostro driver, 36 anni e di Delhi, pancetta e faccia scura e simpatica, sarebbe stato il nostro nuovo compagno di viaggio.
Il primo impatto con l’ india e con Delhi è avvenuto proprio nell’ ora di punta del lunedì mattina, con tutta la gente che correva al lavoro, suonando clacson all’ impazzata, su macchine marcate Tata o tuk tuk gialli neri. Come ti guarda la gente quando vede che sei straniero, forse quella sensazione che probabilmente vivono loro quando si trovano in Italia, diversi da noi per colore della pelle.Dall’ Italia avevamo prenotato anche l’ hotel, Park Hotel di Delhi, vicinissimo al centro della città in una struttura enorme e un po’ fatiscente ma con interni di gran gusto e design come devo dire piace a noi. Ovvio che la smania e l’ eccitazione hanno avuto la meglio sulla stanchezza e sul fusorario e dopo poco siamo partiti alla scoperta
della città insieme al nostro fidato Pal. La prima impressione del centro? Un caos allucinante, privo di logica e di senso, tra mucche, macchine, tuk tuk e gente dappertutto. Ovviamente da bravi europei abbiamo chiesto a Pal di portarci nel centro di Delhi e siamo stati lasciati presso il mercato tibetano, assolutamente da vedere e con cose bellissime da comprare, ma di centro città, con zona pedonale, vie alberate e ordine neanche l’ ombra. Dopo 30 minuti, camminando in questa turbolento caos cittadino abbiamo alzato bandiera bianca e dopo una mia caduta, inciampando su uno pseudo marciapiede abbiamo deciso di trascorrere il resto della giornata nel nostro bell’ hotel, pranzando con curry thailandese e pollo tandoori. Finalmente la sera ci siamo armati di coraggio e abbiamo preso un taxi a caso per fare un giro, almeno in macchina della città, visto che il giorno seguente saremmo partiti alla volta di Agra. Il nostro nuovo driver della serata era un sick, riconoscibile dal trubante, un signore simpatico e vivace, che dopo un po’ ci ha mostrato tutte le foto della sua famiglia. Cercando di abituarsi al loro inglese indianizzato ci ha portato nei luoghi più caratteristici della città, dal forte e all’ india gate, abbiamo fatto due foto veloci, sempre ancora scioccati dal caos, e poi via a dormire, pronti per la vera partenza del viaggio. Dalla stanza del nostro hotel potevamo vedere il parco astronomico, una serie di strutture tinte di rosso che servivano per non so quali calcoli astronomici e solari. Il mattino seguente neanche da dire che siamo scesi in ritardo all’ appuntamento con Pal: ci aspettavano alcune ore di viaggio per arrivare alla città di Agra, che ancora si trova nell’ Uttar Pradesh, ma dove avremmo visto una delle 7 meraviglie del mondo, il Taj Mahal, fatto costruire dal marajà in ricordi della sua amata moglie: insomma una bellissima tomba. Abbiamo subito capito il motivo per cui in India 100 km si fanni in due ore: per la strada c’è di tutto, dai cammelli, alle mucche, ai carretti e neanche l’ autostrada migliora. Il massimo della velocità che puoi fare è 90 km/h anche perché da un momento all’altro possono attraversare delle mucche ed essendo sacre non puoi certo rischiare di ammazzarle. Arriviamo ad Agra attorno alle 12, in un hotel molto carino, il Gran Imperial anch’ esso prenotato dall’ Italia e con un ottimo rapporto qualità prezzo, il gran Imperial. Ne approfittiamo per rilassarci un po’, riposarci e fare arrivare un orario in cui il caldo non fosse così fastidioso. La nostra meta pomeridiana era il Fort e ovviamente il Taj Mahal. Il problema dei primi giorni, quando si va in oriente è il fusorario, quindi anche ad Agra sentivamo ancora la pesantezza della stanchezza e la diversità di clima Sicuramente il forte nella sua grandezza e maestosità ci ha colpiti, ma mai quanto la bellezza del marmo bianco e delle pietre incastonate nel Taj Mahal che come un prezioso gioiello si stagliava nella sua lucentezza in un cielo grigio e piovoso. Che stupore e quante foto da cartolina! La ciliegina sulla torta della giornata è stata la deliziosissima cena indiana che ci siamo concessi all ‘Oberoi Villa, un hotel a 5 stelle, dove dormire era ovviamente impensabile, proprio al lato del Taj Mahal, ma a cena è assolutamente accessibile. Il mio tali vegetariano, ossia un menù completo dal riso alle verdure, fino al dolce, era sublime e talmente abbondante da mangiarci quasi in due. Fatepursikri è stata laprima fermata del nostro terzo giorno di viaggio, dove abbiamo dedicato la mattinata alla visita del forte sotto un sole cocente e un caldo quasi insopportabile. La nostra guida indiana ci ha portato anche nella parte più lontana dove si trova la maestosa porta degli elefanti e una torre veramente originale: anche se faticoso non si può di certo perdere. Nel pomeriggio siamo arrivati a Jaipur, la prima vera città del Rajastaan, chiamata la città rosa per il colore delle sue case e dei suoi palazzi. Non avendo prenotato nessun hotel ci siamo affidati alla mitica guida Lonely Planet, la bibbia del viaggiatore e dopo varie peripezie abbiamo deciso di alloggiare in un antico palazzo, un heritage hotel, all’ interno di un parco con scimmie, pavoni e scoiattoli, e un po’ fuori dal centro cittadino, il Narain Niwas. Dalla stanchezza del viaggio e della giornata non abbiamo fatto altro che andare a mangiare nel ristorante dell’ hotel, in questo parco dai mille rumori di animaletti che scorazzano liberi, come del resto accade in tutta l’ India: comunque ance qua ottimo cibo e ottimo rapporto qualità prezzo, allietati durante la cena da balli tipici del Rajastaan e spettacolo di mangiafuoco. So che può sembrare tutto molto turistico ma chi stato in India sa che il primo impatto non è dei più facili e soprattutto all’ inizio si tende a stare protetti nel proprio nido. La mattinata del 4 giorno è trascorsa su nel forte della città, dove siamo saliti in groppa a un super elefante che ci ha portati fino all’ interno dell’ antico palazzo, ridendo come pazzi nel vedere come dei signori spagnoli si facevano convincere da giovani indiani a comprare statuette di legno del valore di 1 euro partendo da 50 euro. Li prendevano per sfinimento. Il forte di Jaipur veramente meraviglioso, il tempio della dea Kali, e l’ immensità del luogo ci hanno stupiti: peccato che gli indiani non abbiano proprio il dono di avere cura dei propri beni culturali ma vai te a insegnarglielo. E nel pomeriggio abbiamo deciso di rompere il ghiaccio e partire avventurosi, guida in mano, per la scoperta della città, dopo ovviamente un momento di riposo e di buona cucina da Niro nel centro di Jaipur. Rompere il ghiaccio vuol dire decidere di immergersi nel caos più totale
delle strade indiane, con gente che ti chiede in continuazione qualcosa, gente curiosa che ti guarda, ma soprattutto stando attenti a non farsi investire da qualche mezzo strano che passava a tutta velocità per la strada, mucca, macchina o tuk tuk, visto che indistintamente loro vanno dritto e chi si deve togliere sei sempre tu. Ci siamo sentiti finalmente integrati nella vita cittadina dell’ india, curiosi di guardare tutti i ne
gozietti di spezie, tessuti e cianfrusaglie, entrando in contatto con un mondo così diverso ma proprio per questo ancor più vogliosi di approfondirne la conoscenza. Se vi piacciono le pietre preziose, Jaipur è il posto giusto e vi consiglio di andare negli ingrossi, dove costano di meno e hanno molta più scelta.

Fine prima puntanta.

http://www.theparkhotels.com/park/newdelhi/hotels/index.html

http://www.hotelgrandimperial.com/

http://www.hotelnarainniwas.com/

1 commento:

Ananya Sharma ha detto...

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